Le origini della città di
Lecco sono preromane, ma ebbe il suo sviluppo maggiore in epoca
medievale, quando, dopo la pace di Costanza, entrò a far parte
del ducato di Milano.
È in questo periodo che la città assume la forma che ancora
oggi possiamo ammirare: una serie di quartieri confinanti l’uno
con l’altro ed ognuno con la sua attività produttiva.
Nel corso dei secoli la città ebbe decadimenti seguiti sempre
da riprese, di cui la più vivace fu quella avvenuta dopo che Lecco
divenne dominio austriaco (seconda metà dell’800). Da allora le
industrie cittadine hanno subito un forte incremento e ancora
oggi è uno dei centri industriali più importanti del paese.
La storia di Lecco è molto antica, prima dell’anno 1000
a.C. piccoli gruppi di Celti emigrarono nel territorio, probabilmente
a scopo di commercio e posero le basi per la diffusione della
loro civiltà in valsassina e in brianza. Oltre a numerosi ritrovamenti
archeologici, a testimonianza della cultura celtica si possono
osservare numerosi toponimi locali, che presentano la desinenza
-ate o -ago e la radice bar-, tipiche tracce di un passato celtico.
Il nome stesso di Lecco potrebbe derivare dal celtico Leuki, (una
popolazione gallica che però all'epoca era stanziata in Francia)
anche se più probabilmente è di origine romana da Leucus (radura).[1]
Con l’arrivo dei romani, intorno al 200 a.C., Lecco assunse quel
significato strategico, che data la sua posizione ne ha contraddistinto
la storia fino ad oggi, Lecco divenne quindi un importante snodo
viario, qui passava la principale arteria militare proveniente
da Aquileia, attraverso Bergamo, diretta a Como, la principale
città romana delle prealpi. Alcuni ritrovamenti archeologici indicano
che a Lecco, in zona Santo Stefano, era presente un Castrum, ossia
un campo fortificato, che presumibilmente aveva una funzione difensiva
e di presidio in quanto presso Olginate (ne rimangono tracce di
piloni semisommersi) un ponte permetteva di passare l’Adda.

Il periodo cupo delle invasioni barbariche non risparmiò
Lecco, gli scavi di Barra nel Parco del Monte Barro, testimoniano
la presenza di truppe Ostrogote nel territorio, a loro subentrarono
i Longobardi che durante il regno di Teodolinda dopo aver preso
il castello di Lecco suddivisero il territorio in “ducati” e “iudiciarie”.
I Franchi istituirono il Comitato di Lecco, che comprendeva la
Valchiavenna, Porlezza, l’Isola Comacina, la Brianza meratese
e la Val S. Martino. Nei secolo IX e X Lecco fu sede della Marca
Settentrionale. La famiglia comitale ha inizio col marchese Corrado,
suo discendente è quell’Attone che nel 964 guidò la rivolta italiana
contro l’imperatore Ottone I, il quale soggiornò a lungo a Lecco
e ne fece un caposaldo per la sua vittoriosa repressione della
rivolta, il comitato di Lecco andò quindi disgregandosi e i suoi
territori vennero acquisiti da altri potentati. In questo periodo
fiorì il potere dei monasteri, e S.Ambrogio a Milano assunse un
enorme potere in questi territori, infeudando numerosi contadi,
come Limonta e Civenna, ma anche territori limitrofi come Pescate
Galbiate e molti altri. L’imperatore del Sacro Romano Impero Corrado
II cercò di ridare prestigio alla corona, avversando il crescente
potere temporale della Chiesa. Corrado II soggiornò per alcuni
anni a Lecco e fece imprigionare il celeberrimo vescovo di Intimiano,
Ariberto, reo di aver usurpato Lecco nel 1037. L’arcivescovo riuscì
a fuggire e la città si ritrovò coinvolta in una guerra contro
Milano, al termine della quale ne rimase sottomessa.